I PATTI PARASOCIALI: UNO STRUMENTO STRATEGICO PER LA GOVERNANCE SOCIETARIA, LA STABILITÀ DEGLI ASSETTI PROPRIETARI E LA PREVENZIONE DEI CONFLITTI TRA SOCI

 

Nella vita di una società, la definizione degli equilibri tra i soci rappresenta uno degli elementi più importanti per assicurare continuità gestionale, stabilità proprietaria e sviluppo dell’attività imprenditoriale.

Non sempre, tuttavia, le previsioni contenute nello statuto sociale sono sufficienti a disciplinare tutte le esigenze dei soci, soprattutto quando questi ultimi intendano regolare preventivamente le modalità di esercizio dei propri diritti, le condizioni di ingresso o uscita dalla compagine societaria e i meccanismi di risoluzione delle situazioni di stallo decisionale.

È proprio in questo contesto che assumono particolare rilevanza i patti parasociali, cioè quegli accordi attraverso i quali i soci, e in determinati casi altri soggetti interessati all’assetto societario, disciplinano reciprocamente specifici comportamenti connessi alla partecipazione alla società.

Si tratta di uno strumento di pianificazione giuridica che, se correttamente strutturato, può contribuire a prevenire controversie, proteggere gli investimenti e favorire una gestione più ordinata dei rapporti tra i partecipanti all’impresa.

 

Che cosa sono i patti parasociali e quale funzione svolgono?

I patti parasociali sono accordi conclusi al di fuori dello statuto sociale, destinati a regolare i rapporti tra i soggetti che li sottoscrivono in relazione all’esercizio dei diritti sociali, alla circolazione delle partecipazioni o all’organizzazione degli equilibri di governo della società.

La loro caratteristica fondamentale consiste nella possibilità di integrare la disciplina statutaria mediante obblighi contrattuali specifici, calibrati sulle esigenze concrete dei contraenti.

Si pensi, ad esempio, a una società partecipata da due soci titolari ciascuno del 50% del capitale sociale. In assenza di adeguati meccanismi di gestione delle divergenze, il contrasto tra i due potrebbe compromettere l’adozione delle decisioni necessarie alla prosecuzione dell’attività.

Attraverso un patto parasociale, i soci possono concordare procedure di consultazione preventiva, modalità di confronto, percorsi di mediazione e, nei limiti consentiti dalla legge, meccanismi di uscita destinati a superare situazioni di impasse.

Analogamente, in presenza di un investitore finanziario e di un socio imprenditore, il patto può contribuire a definire gli equilibri tra le esigenze di controllo dell’investimento e la necessità di preservare l’autonomia gestionale dell’impresa.

La funzione dei patti parasociali è dunque essenzialmente preventiva: disciplinare oggi le possibili divergenze di domani, riducendo l’incertezza nei rapporti tra i soci.

 

Il quadro normativo: gli articoli 2341-bis e 2341-ter del Codice civile

La disciplina espressa dei patti parasociali è contenuta negli articoli 2341-bis e 2341-ter c.c., introdotti dalla riforma del diritto societario.

L’articolo 2341-bis individua, nell’ambito delle società per azioni, alcune categorie di accordi finalizzati a stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della società.

In particolare, la disposizione riguarda i patti che:

  • hanno per oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle società per azioni o nelle società che le controllano;
  • pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o delle partecipazioni in società che le controllano;
  • hanno per oggetto o per effetto l’esercizio, anche congiunto, di un’influenza dominante sulle società interessate.

La norma stabilisce inoltre limiti temporali specifici per tali accordi e disciplina il recesso in caso di mancata indicazione della durata.

L’articolo 2341-ter, invece, regola gli obblighi di pubblicità dei patti parasociali relativi alle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, nei termini e secondo le modalità previsti dalla disposizione.

Occorre precisare che questa disciplina non esaurisce tutte le possibili forme di accordo tra soci. Per le società a responsabilità limitata, ad esempio, la configurazione e il regime dei singoli accordi devono essere valutati alla luce della disciplina propria del tipo societario, dei principi generali in materia contrattuale e degli eventuali orientamenti giurisprudenziali pertinenti.

Ne consegue che la redazione di un patto parasociale richiede innanzitutto l’individuazione della tipologia societaria coinvolta e della natura degli impegni che le parti intendono assumere.

 

Le principali tipologie di patti parasociali

I patti parasociali possono assumere contenuti differenti in funzione delle esigenze dei soci e degli obiettivi dell’operazione societaria.

  • Patti relativi all’esercizio del diritto di voto

Attraverso i cosiddetti sindacati di voto, i soci si impegnano a concordare preventivamente le modalità di esercizio del diritto di voto in assemblea, secondo procedure e limiti stabiliti contrattualmente.

Tali accordi possono riguardare, ad esempio, la nomina degli amministratori, l’approvazione di determinate operazioni o altre decisioni rilevanti per la governance societaria.

La loro funzione è quella di favorire una posizione condivisa tra i contraenti e rendere più prevedibili gli equilibri decisionali.

È tuttavia essenziale distinguere l’obbligo contrattuale assunto tra i firmatari dagli effetti della deliberazione sociale: l’eventuale violazione del patto non determina, di per sé e automaticamente, l’invalidità della delibera adottata dalla società.

  • Patti relativi alla circolazione delle partecipazioni

I patti di blocco e gli accordi di prelazione sono frequentemente utilizzati per controllare l’ingresso di nuovi soci e preservare gli equilibri esistenti.

Le parti possono prevedere, ad esempio, che il socio intenzionato a cedere la propria partecipazione debba preventivamente offrirla agli altri contraenti, oppure che determinate cessioni siano subordinate al rispetto di specifiche condizioni.

Queste previsioni possono risultare particolarmente utili nelle società a ristretta base partecipativa, nelle imprese familiari e nelle operazioni di investimento.

È importante, tuttavia, coordinare tali clausole con le disposizioni statutarie e distinguere gli obblighi contrattuali assunti dai firmatari dalle eventuali limitazioni alla circolazione delle partecipazioni efficaci sul piano societario.

  • Patti di governance e tutela degli investitori

Nei rapporti tra soci industriali e investitori finanziari, i patti parasociali possono disciplinare specifiche materie riservate, diritti di consultazione, obblighi informativi e procedure di confronto sulle decisioni strategiche.

Possono inoltre essere previste regole per la composizione degli organi sociali, nei limiti consentiti dalla disciplina applicabile, nonché meccanismi destinati a tutelare le parti in occasione di operazioni straordinarie.

Queste clausole devono essere formulate con particolare attenzione, affinché gli impegni contrattuali non si traducano in interferenze incompatibili con le competenze degli organi sociali o con i doveri inderogabili degli amministratori.

  • Patti di uscita e gestione delle situazioni di stallo

Un ulteriore ambito di applicazione riguarda la disciplina dell’uscita dalla compagine societaria.

Le parti possono concordare, ricorrendone i presupposti, diritti di co-vendita (tag-along), obblighi di co-vendita (drag-along) e procedure per affrontare situazioni di stallo decisionale.

I diritti di co-vendita possono tutelare il socio di minoranza nel caso in cui un altro socio ceda la propria partecipazione a un terzo, consentendogli di partecipare alla vendita alle condizioni contrattualmente stabilite.

Gli obblighi di co-vendita possono invece agevolare operazioni di cessione dell’intera società, prevedendo, al ricorrere di condizioni determinate, il coinvolgimento anche degli altri soci.

La validità e l’efficacia di queste clausole dipendono dalla loro formulazione, dal rispetto delle norme inderogabili e dal coordinamento con lo statuto e con gli eventuali accordi di investimento.

Che cosa accade se un socio viola il patto parasociale?

La violazione di un patto parasociale può determinare conseguenze sul piano contrattuale, ma non comporta necessariamente l’invalidità degli atti societari eventualmente adottati in difformità dall’accordo.

Occorre distinguere, in particolare, tra la violazione dell’obbligo assunto dal singolo socio e la validità della deliberazione assembleare o dell’operazione realizzata dalla società.

A seconda del contenuto del patto, delle clausole concordate e delle circostanze concrete, possono venire in considerazione rimedi quali la domanda di adempimento, ove giuridicamente possibile, il risarcimento del danno o l’applicazione di una penale validamente prevista.

La possibilità di ottenere tutela in forma specifica, così come l’individuazione del rimedio più appropriato, deve essere valutata caso per caso.

Per questo motivo, una buona redazione del patto non dovrebbe limitarsi a elencare gli obblighi delle parti, ma dovrebbe disciplinare anche le conseguenze del loro inadempimento, le procedure di contestazione e gli strumenti di risoluzione delle controversie.

 

La redazione del patto: perché la personalizzazione è essenziale

Non esiste un modello di patto parasociale adatto a tutte le società.

Un accordo efficace deve essere costruito considerando la struttura proprietaria, le dimensioni dell’impresa, gli obiettivi dei soci, la distribuzione dei poteri decisionali e le possibili evoluzioni future della compagine societaria.

Tra gli aspetti che meritano particolare attenzione rientrano:

  • l’individuazione precisa dei soggetti vincolati e degli obblighi assunti;
  • la definizione della durata, delle condizioni di rinnovo e delle modalità di recesso;
  • la disciplina dei trasferimenti delle partecipazioni e delle eventuali procedure di uscita;
  • la gestione delle situazioni di stallo e delle divergenze tra i soci;
  • le conseguenze dell’inadempimento e gli strumenti di risoluzione delle controversie;
  • il coordinamento con lo statuto sociale e con gli altri accordi contrattuali;
  • la verifica degli eventuali obblighi di comunicazione, pubblicità o trasparenza.

Un patto formulato in termini generici o non adeguatamente coordinato con gli altri documenti societari può, anziché prevenire i conflitti, generare nuove incertezze interpretative.

La consulenza legale assume pertanto un ruolo centrale non soltanto nella fase di redazione, ma anche nella revisione periodica dell’accordo, soprattutto quando intervengano cambiamenti nella compagine societaria, nell’assetto organizzativo o negli obiettivi dell’impresa.

 

I patti parasociali rappresentano quindi uno strumento di particolare utilità per organizzare i rapporti tra soci, tutelare gli investimenti e favorire la stabilità degli assetti proprietari e decisionali.

La loro efficacia, tuttavia, dipende dalla capacità di tradurre le esigenze concrete dei contraenti in clausole chiare, coerenti con la disciplina societaria applicabile ed adeguatamente coordinate con lo statuto.

Per imprenditori, soci e investitori, affrontare preventivamente questi aspetti significa ridurre l’incertezza, migliorare la qualità della governance e predisporre strumenti più efficaci per gestire le inevitabili divergenze che possono emergere nel corso della vita societaria.

Un patto parasociale ben strutturato non elimina il rischio di conflitto, ma può contribuire a renderlo prevedibile e gestibile, trasformando un potenziale fattore di instabilità in un’occasione di pianificazione consapevole.

Avv. Maria Chirico